Ho sempre pensato che non sia stata io a scegliere il Giappone, ma piuttosto, il contrario. E' lui che ha sempre scelto me. Mi è arrivato. Dritto. Così. A suo modo.
E ha trovato sempre un motivo, una ragione, per non lasciarmi. Per darmi qualcosa a cui non so dire di no.
Non gli ho mai detto di no, al Giappone.
Ci sono stati periodi conflittuali.
Anni in cui avrei voluto "buttarlo" via.
Indifferenza. Quasi.
Ma mai la forza di ignorarlo davvero.
Solo tempo chiesi.
Tempo mi ha dato.
E ora.
Ora è di nuovo mio.
Io sono di nuovo sua.
La prima cosa a cui penso... le stradine dietro Kappabashi... i pochi metri che da "quella" casa mi portavano al Combini più vicino... il senso di libertà... di pensare una cosa, e farla... perchè tutto ciò che pensavo di voler fare, lì lo potevo fare, e spesso nel modo e nei tempi che volevo io...
Mi viene in mente "quello" yukata... mi vengono i mente le tazzine fuori dai negozi... mi viene in mente quel palo girevole fuori dalle vetrine dei barbieri... mi viene in mente l'odore... il suono... lo sguardo della gente che incontravo... quei bambini che giocavano in strada... quelle biciclette... quegli anziani con la schiena così ingobbita che sembravano portassero dietro sè la luna...
Mi vengono in mente le righe bianche sulla strada... quei kanji scritti prima dell'incrocio e gli iragana che indicavano la corsia delle bici...
Mi viene in mente l'incrocio davanti alla stazione di Ueno... l'attesa al semaforo pedonale... quel suono che dice di attraversare... la folla dall'altra parte che mi viene in contro, l'ominio che distribuisce i fazzoletti prima della gradinata...
Mi vengono in mente i "tornelli"... mi viene in mente il manifesto di Nikko appeso alle pareti della stazione ...
Mi vengono in mente quei dolcetti... e quello starbacks... Mi viene in mente la neve che ho visto cadere appena sono arrivata... e quei tetti spioventi, blu, imbiancati la prima notte...
Ricordo il silenzio di quella stanza di ostello... insieme al rumore delle auto che sembravano lontane..
Ricordo quel pezzo di Tokyo sotto quel ponte ad Akihabara... e quel cartello grande, in strada, di "quell' hotel. Ricordo il suono delle mie risate un attimo prima che lo vidi. E del silenzio che creò in me lo stupore un secondo dopo.
Ricordo le luci rosse lampeggianti che rivestono la città... viste dalla Torre di Tokyo.
Ricordo che la luna rideva nel cielo.
Ricordo l'odore dei Nikuman caldi. E l'emozione di scegliere l'onigiri del giorno... quasi dovessi scegliere il biglietto vincente della lotteria, o l'ovino kinder con la sorpresa più bella.
Rircordo... mi viene in mente... ripenso...
E sono appena tornata in Italia.
Progetti. Impegni.
Gioie.
Risposte. Per me e per gli altri.
Ma Tokyo è nel cuore.
E sta qui davanti a tutto.
E ha trovato sempre un motivo, una ragione, per non lasciarmi. Per darmi qualcosa a cui non so dire di no.
Non gli ho mai detto di no, al Giappone.
Ci sono stati periodi conflittuali.
Anni in cui avrei voluto "buttarlo" via.
Indifferenza. Quasi.
Ma mai la forza di ignorarlo davvero.
Solo tempo chiesi.
Tempo mi ha dato.
E ora.
Ora è di nuovo mio.
Io sono di nuovo sua.
La prima cosa a cui penso... le stradine dietro Kappabashi... i pochi metri che da "quella" casa mi portavano al Combini più vicino... il senso di libertà... di pensare una cosa, e farla... perchè tutto ciò che pensavo di voler fare, lì lo potevo fare, e spesso nel modo e nei tempi che volevo io...
Mi viene in mente "quello" yukata... mi vengono i mente le tazzine fuori dai negozi... mi viene in mente quel palo girevole fuori dalle vetrine dei barbieri... mi viene in mente l'odore... il suono... lo sguardo della gente che incontravo... quei bambini che giocavano in strada... quelle biciclette... quegli anziani con la schiena così ingobbita che sembravano portassero dietro sè la luna...
Mi vengono in mente le righe bianche sulla strada... quei kanji scritti prima dell'incrocio e gli iragana che indicavano la corsia delle bici...
Mi viene in mente l'incrocio davanti alla stazione di Ueno... l'attesa al semaforo pedonale... quel suono che dice di attraversare... la folla dall'altra parte che mi viene in contro, l'ominio che distribuisce i fazzoletti prima della gradinata...
Mi vengono in mente i "tornelli"... mi viene in mente il manifesto di Nikko appeso alle pareti della stazione ...
Mi vengono in mente quei dolcetti... e quello starbacks... Mi viene in mente la neve che ho visto cadere appena sono arrivata... e quei tetti spioventi, blu, imbiancati la prima notte...
Ricordo il silenzio di quella stanza di ostello... insieme al rumore delle auto che sembravano lontane..
Ricordo quel pezzo di Tokyo sotto quel ponte ad Akihabara... e quel cartello grande, in strada, di "quell' hotel. Ricordo il suono delle mie risate un attimo prima che lo vidi. E del silenzio che creò in me lo stupore un secondo dopo.
Ricordo le luci rosse lampeggianti che rivestono la città... viste dalla Torre di Tokyo.
Ricordo che la luna rideva nel cielo.
Ricordo l'odore dei Nikuman caldi. E l'emozione di scegliere l'onigiri del giorno... quasi dovessi scegliere il biglietto vincente della lotteria, o l'ovino kinder con la sorpresa più bella.
Rircordo... mi viene in mente... ripenso...
E sono appena tornata in Italia.
Progetti. Impegni.
Gioie.
Risposte. Per me e per gli altri.
Ma Tokyo è nel cuore.
E sta qui davanti a tutto.
E a mio modo me la coccolo ancora, con il Jet Lag che domina questa notte insonne.


















