Stavo sul binario della stazione di Meiji-jingumae, direzione Takadanobaba.
Nelle orecchie gli auricolari dell’ipod che cantavano “father and son”. In testa il mio berretto giapponese. Al collo la mia sciarpa indiana.
Ho provato a inviare un messaggio dal cellulare ai miei, per ricordar loro che li amo.
Ma la tecnologia in quel momento ha fallito l’invio, e il treno arrivando, ha portato via insieme a me anche quel momento perfetto.
Una serata spesa con una ragazza taiwanese.
Una ragazza che adoro, per il semplice fatto che è come il sole.
Sorride, sorride sempre. E lo fa con dolcezza. In ogni momento.
Non so se è felice. Non so se ha tutto. Non so se ha avuto una vita fortunata.
Ma penso che la vita si meriti persone come lei.
C’è troppa poca gente al mondo capace di sorridere. E di farlo così. Senza neanche saperlo.
Un paio di umeshyu e ringoshyu a testa, patatine, carne, uova.. e tante tante chiacchiere.
In inglese prima di tutto. E qualcosa in giapponese.
Parlavamo di noi. Ci raccontavamo.
C’era il nostra passato. E il nostro presente.
Abbiamo brindato al nostro futuro.
Tornando a casa mi sentivo ancora dentro quel momento perfetto.
Un momento perfetto durato una serata intera.
Tanto che al ritorno, quando mi son trovata di fronte al portone di casa, ho deciso che non era ancora il momento di salire… ma che anzi, era arrivato il momento di esplorare. Esplorare quella parte di mondo che sta dietro al mio nido giapponese, e che da quando sono qua non ho ancora visto per il semplice fatto che non mi porta da nessuna parte io debba andare.
E così.. è successo che ho deciso di perdermi di sabato notte.
Di perdermi dietro casa. In strade piccole e buie. Tra case moderne e case antiche.
Tra il silenzio e il rumore delle foglie secche che cadono dagli alberi.
I miei piedi che le calpestano.
Qualcuno che suona alla porta di una casa ignota.
Un albero perfetto di fronte a un cancello perfetto, di fianco ad un muro perfetto. Col tetto di un blu perfetto.
I miei occhi che cadono sui cartelli stradali.
E improvvisamente comprendo una parola fin’ora vista ogni giorno e mai saputa leggere.
Sto vivendo così tanto qua.. che ho dimenticato di viaggiare.
Ho dimenticato che posso viaggiare anche solo uscendo di casa ora.
L’ho dimenticato così bene che mi è bastato perdermi in queste strade, per sentirmi salire dentro una spasmodica voglia di percorre a piedi kilometri. E lì, in quell’incrocio, tra quel buio, quel lampione, quelle foglie gialle a terra, ho capito definitivamente che son destinata a ripartire.
[...]
{mos_fb_discuss:60}
| < Prec. | Succ. > |
|---|






