È come se in Italia, domenica, i telespettatori fossero costretti a sorbirsi una soap opera al posto della finale dei Mondiali sudafricani di calcio: per la prima volta da 57 anni (in pratica, da sempre), la rete pubblica giapponese Nhk non trasmetterà in diretta l'inizio del Gran Torneo di sumo di Nagoya, con una decisione che rischia di accelerare l'esodo già iniziato degli sponsor pubblicitari dallo sport nazionale. Non è l'unica novità: mai era successo che l'associazione del sumo si trovasse ad essere commissariata. Senza precedenti è anche l'espulsione a vita di un "ozeki" (grande campione, un solo gradino sotto i rarissimi supercampioni "yokozuna") e del suo capo-scuola, che si aggiunge alla squalifica dal torneo di Nagoya di numerosi lottatori.
Lo scandalo più grave di tutti i tempi sta scuotendo il mondo di uno sport che ancora vanta connotazioni quasi sacrali: alla ribalta sono balzati non i tradizionali legami culturali e rituali con la religione ancestrale shintoista, ma i rapporti recenti con la criminalità organizzata. Una storiaccia di scommesse illegali (per lo più sul baseball) e di ricatti ha evidenziato il lato debole di uno sport già da anni in declino, proprio nel momento in cui la buona performance dei Blue Samurai in Sudafrica sta rilanciando la concorrenza del calcio come alternativa a sumo e baseball.
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Fonte: Il sole 24 ore



