Non riuscirò mai a capirmi. Nè tantomeno a darmi una regola.
E' più forte di me: impulsi e passioni. Non c'è via di scampo.
La fase meditativa è durata poco.
Era iniziata con i migliori propositi e si è trasformata nel giro di poco tempo in qualcosa di... "irrazionale".
Sì, irrazionale.
Perchè - a tutt'oggi che ho sganciato la caparra del biglietto aereo e dell'alloggio - continuo a credere che avrei dovuto fare tutto con più calma. Che la logica delle cose avrebbe dovuto farmi partire, se non in estate, quantomeno in primavera.
Di certo non subito.
E invece.
Invece lunedì sera ho parlato di questa idea con mia mamma.
Martedì mattina ho giocato al gratta e vinci sperando che la sorte mi desse una mano a partire.
100€. Non sufficienti per arrivare in Giappone, ma sicuramente un cifra che aiuta.
La stessa sera ne ho parlato con mio babbo.
Il mercoledì pomeriggio sono andata in agenzia a sentire come funzionava il "biglietto aperto" e quali erano i costi. Ho fermato il volo. 48 ore di tempo per confermarlo.
Poi di nuovo da mia mamma. Avevo bisogno di un incoraggiamento credo.
Non è arrivato come lo volevo. Se non la frase: "non hai bisogno di stare male per avere un buon motivo di far ciò che ti fa stare bene".
...
Il giovedì è trascorso in cerca di risposte.
Forse sono arrivate.
E l'incontro con Lilyth - in Italia proprio questa settimana -, ieri mattina, allo scadere delle 48 ore, non è stato qualcosa dovuto al caso. A meno che il Caso non ci veda davvero molto bene.
Nel pomeriggio son tornata in agenzia. E ho confermato.
Si parte.
Il primo sorriso non è arrivato immediatamente. Come le altre volte.
Ci ha messo un pò.
Ero in macchina, stavo guidando verso casa, e ho realizzato che avrei dovuto selezionare le canzoni da mettere sull'I-Pod. Mi sono vista in viaggio con gli auricolari alle orecchie.
Ed ecco, in quel preciso momento ho sorriso. E il cuore è diventato leggero.
I motivi per essere titubante sono tanti.
E non penso sia il caso di spiegarli tutti.
Il più rilevante, senza dubbio, è la questione economica.
Ho deciso di spendere quei soldi che non mi ero sentita di spendere restando a Londra altre tre settimane.
Me li vado a giocare tutti.
Con l'idea che "serviranno". Che è un investimento.
Eppure. Eppure ho bisogno di crederci veramente, di convincermi di questo, per sentirmi la coscienza a posto.
E poi confido nel futuro. Confido che tutto funzioni come deve funzionare.
Si chiama ottimismo.
Anche se al momento la vivo più come incoscienza.
Dicevo, sto dando fondo a tutti i miei risparmi.
Come le ultime volte che son partita a dire il vero.
Torno a casa pressochè prosciugata. Vivo da eremita per qualche tempo.
E poi di nuovo via.
E' un circolo vizioso. E' più forte di me.
Solo il tempo, comunque, mi dirà se sto facendo bene. Ora.
[...]
Chissà.
Intanto... l'8 Febbraio partirò da Bologna... direzione Narita, Tokyo, Japan.
Il ritorno, è previsto per il 23 di Febbraio.
E a questo giro... nessuna diciannovesima parte di stanza, nemmeno dodicesima o sesta.
A questo giro, una stanza tutta per me. Ad Asakusa Dori.
Il luogo in cui al momento collego alcuni dei più dolci pensieri.
Asakusa Dori. Il viaggio in Giappone dello scorso settembre.
Quando sono tornata in contatto con me stessa, quando mi son sentita in pace col mondo per la prima volta dopo tantissimo tempo.
Chissà: andrei lì ora, se non avessi scelto, la scorsa estate, di raggiungere Elisa?
Continuo a dipingere... sembra ne esca una mappa...
Ma dove porta?
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