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RUGBY/Le polemiche costringono il rugby giapponese a fare concessioni sui giocatori nati all'estero.

La Japan Rugby League One ha fatto marcia indietro sulle controverse nuove regole di registrazione dei giocatori, che avrebbero classificato alcuni atleti come stranieri, anche se in possesso di passaporto giapponese, limitando così le loro opportunità di giocare nel paese.

Ciò ha scatenato controversie legali e una violenta reazione da parte di giocatori e tifosi, costringendo la lega a cambiare rotta poiché la situazione rischiava di degenerare in un conflitto prolungato.

"Le critiche sono state molto più forti del previsto. Abbiamo sottovalutato la reazione", ha dichiarato un dirigente della League One.

Il torneo di rugby a 15 più importante ha annunciato il 28 agosto che, in base al nuovo sistema, i giocatori nati all'estero che avranno acquisito o richiesto la cittadinanza giapponese entro maggio 2025 saranno trattati allo stesso modo dei giocatori nati in Giappone.

Si prevede che le nuove regole entrino in vigore durante la stagione 2026-27, che inizia a dicembre.

Di fronte alla crescente opposizione, la lega ha concesso un'eccezione ai giocatori naturalizzati piuttosto che rischiare un conflitto prolungato che avrebbe potuto danneggiare ulteriormente la sua immagine.

Questa decisione pone fine a una controversia con i giocatori che sostenevano che il sistema originale fosse ingiusto e discriminatorio perché i giocatori naturalizzati sarebbero stati inseriti in una categoria separata rispetto ai giocatori nati in Giappone.

Il direttore generale Hajime Shoji ha riconosciuto delle lacune nella gestione del problema da parte della lega.

"Abbiamo avuto difficoltà a comunicare con i giocatori che sarebbero stati interessati dai cambiamenti. Vorremmo riflettere su questo aspetto", ha affermato.

Il nuovo sistema mira ad aumentare le opportunità per i giocatori cresciuti in Giappone, creando una categoria per coloro che hanno trascorso almeno sei anni della loro istruzione obbligatoria in Giappone.

Ciò ridurrà il numero di posti disponibili per i giocatori nati all'estero idonei a rappresentare il Giappone.

Secondo la proposta iniziale, i giocatori nati all'estero sarebbero rimasti esclusi dalla categoria dei giocatori giapponesi anche dopo aver acquisito la cittadinanza giapponese.

EROI DELLA COPPA DEL MONDO

Al centro del dibattito c'era la questione se i giocatori naturalizzati dovessero essere trattati in modo diverso dagli altri giocatori giapponesi.

Ad aprile, 27 giocatori hanno presentato un reclamo alla Commissione giapponese per la concorrenza leale, sostenendo che il nuovo sistema costituiva una "pratica commerciale sleale" ai sensi della legge antitrust giapponese.

Alcuni hanno anche chiesto un'ingiunzione al Tribunale distrettuale di Tokyo per bloccarne l'attuazione.

Il gruppo comprendeva giocatori internazionali giapponesi naturalizzati che hanno aiutato i Brave Blossoms a raggiungere i quarti di finale della Coppa del Mondo di rugby per la prima volta nel 2019.

Tra questi c'era il giocatore di punta Timothy Lafaele, il quale, in una conferenza stampa ampiamente pubblicizzata a luglio, ha dichiarato di sentirsi "rattristato" dalla decisione, nonostante si fosse dedicato al rugby giapponese.

Il compromesso rappresentava un radicale cambio di rotta rispetto alla posizione che la League One aveva mantenuto per mesi.

LE SQUADRE PRIMA DEI GIOCATORI?

In una conferenza stampa tenutasi ad aprile, il presidente Genichi Tamatsuka ha difeso le regole originali, sostenendo che le eccezioni avrebbero potuto creare squilibri competitivi a causa della distribuzione non uniforme dei giocatori idonei tra le squadre.

"In definitiva, il campionato si basa sulle squadre. Non abbiamo altra scelta che prendere provvedimenti per evitare qualsiasi ingiustizia tra di loro", ha affermato.

La lega ha applicato lo stesso ragionamento a un'eccezione che consente ai giocatori nati all'estero con almeno 30 presenze nella nazionale giapponese di essere trattati come giocatori giapponesi.

Tamatsuka ha ripetutamente sostenuto che abbassare la soglia aumenterebbe le disparità tra le squadre.

La League One sosteneva che il sistema non fosse concepito per discriminare.

Tuttavia, la controversia ha rivelato quella che i critici hanno interpretato come una tendenza a privilegiare gli interessi della lega e delle sue squadre rispetto a quelli dei giocatori direttamente interessati dalle regole.

Le continue critiche da parte di giocatori e tifosi, unite ad azioni legali, hanno infine costretto la lega a fare delle concessioni.